Parlando di giovani e di calciomercato abbiamo voluto fare due chiacchiere con tecnico emergente, Vito Alesi, classe 1986 che nel corso di questi anni ha fatto più che bene. 
Un curriculum importante tra settore giovanile e prima squadra facendo tanta gavetta e dimostrando un grande valore umano, tecnico e tattico. Allenatore UEFA B dal 2010, ha costruito la propria carriera attraverso risultati concreti, valorizzazione dei giovani e capacità di ottenere il massimo anche nelle situazioni più complesse. Dopo gli inizi nel settore giovanile dell'Ampiemar, si mette in evidenza con l'Ares Menfi, guidando la squadra dalla Terza Categoria alla Promozione grazie alla vittoria di tre campionati. Arricchisce il proprio percorso con un'esperienza in Germania tra campo e panchina, prima di tornare in Sicilia dove continua a collezionare successi e salvezze importanti. 
Nel corso degli anni si è distinto per le rimonte ottenute con diverse squadre, in particolare con il Belice Sport Partanna, e per la costante attenzione alla crescita dei giovani calciatori. Nella stagione 2024-2025 conquista il campionato di Prima Categoria alla guida del Camporeale Calcio, confermandosi tra gli allenatori più affidabili e vincenti della categoria. Un curriculum caratterizzato da competenza, leadership e una straordinaria capacità di costruire e valorizzare gruppi vincenti.

Mister Alesi, si parla spesso di giovani calciatori. Secondo lei si fa abbastanza per valorizzare anche i giovani allenatori?
Secondo me la prima cosa da fare è dare fiducia. Valorizzare un giovane allenatore significa investire nel suo potenziale attraverso la formazione continua, il supporto costante e la delega di responsabilità, fissa obiettivi di crescita chiari e offri un ambiente sicuro dove poter sbagliare e imparare. Anche se questo non avviene”. 

Un giovane allenatore studia e investe sul proprio percorso

 

Vito Alesi allenatore

Oggi un giovane allenatore arriva più preparato rispetto al passato grazie a corsi, tecnologia e aggiornamento continuo? E quanto conta costruire una propria identità tecnica senza limitarsi a imitare altri allenatori?
“Ecco, creare una propria identità, perché al di là delle conoscenze, la cosa fondamentale è l' empatia, sapersi rapportare, acquisire fiducia con i fatti, ma soprattutto saper trasmettere al giocatore la passione la propria competenza, per formare un grande gruppo dove il NOI è davanti a tutti. Inoltre, avere, tre/quattro principi di gioco, senza scopiazzare. A me piace giocare, sono per un gioco propositivo equilibrato, mai difensivista”. 

Molte società parlano di programmazione e progettualità, ma spesso chiedono risultati immediati. Quanto è difficile per un giovane tecnico lavorare con serenità e sviluppare un progetto nel tempo?
“Io ne sono l'esempio vivente. Ho vinto due campionati di prima categoria, due di seconda categorie. Poi i club cambiano non avendo una giusta programmazione, senza capire che la differenza la fa il lavoro quotidiano, perché è sempre difficile ripetersi. Alle società chiedo sempre pazienza, senza strafare. Lavorando con calma e senza fare il passo più lungo della gamba. Solo cosi si può andare lontano

Qual è stato il consiglio più importante ricevuto nel suo percorso e cosa manca oggi al calcio siciliano per valorizzare maggiormente sia i giovani calciatori che i giovani allenatori?
“Ho avuto la fortuna di lavorare con Nicoletti, ex tecnico venuto a mancare, che è stato alla guida dell' Atalanta, ho fatto un corso con Gasperini e la cosa che mi hanno detto entrambi è di non fermarmi e di andare avanti con le proprie idee per confrontarsi, per crescere. Una cosa fondamentale riguarda le partite, dicevano: se ti senti di fare una cosa falla senza pensarci troppo”.

La programmazione oggi è fondamentale

Guardando al futuro, quali sono le sue ambizioni personali e quale progetto sarebbe l'ideale per proseguire il suo percorso da allenatore? 
“Voglio continuare ad aggiornami. Mi documento spesso su tecnici nazionali ed internazionali, per curiosità e forse per fame. Ritengo lo studio fondamentale cosi come gli aggiornamenti continui. Spero che si possano aprire le porte con il lavoro che è l’unica strada che conosco per arrivare lontano”. 

 

Vito Alesi: "Studio, lavoro e coraggio: ecco il mio calcio"

 

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