Dalla salvezza di Novara ai sogni futuri: Marco La Rosa e la sua visione del calcio
Un fiume in piena Marco La Rosa tra presente ed un futuro del calcio sostenibile
Oggi Marco La Rosa si definisce un “simpatizzante attivo”, ma nel corso della chiacchierata emerge non un ex presidente, bensì un uomo di calcio attento, appassionato e lungimirante, che guarda con occhio critico e costruttivo tutte le categorie, non solo quelle dove giocano le siciliane. Si parla per lo più di Serie C, Serie D ed Eccellenza, che lo hanno visto in prima linea con società ed esperienze differenti.
“Mi manca il calcio giocato – ci confessa La Rosa – anche se oggi questo sport ha talmente tante problematiche che ti spingono a starci lontano. Ma quando c’è la passione, il cuore prevale sulla ragione”.
Ecco che poi comincia la vera intervista. Un fiume in piena La Rosa, che ascoltiamo con interesse.
La Rosa: “Tra nord e sud tra C e D troppe differenze in termini di investimenti”

Presidente, segue sempre con interesse i campionati di Serie C e Serie D?
“Seguo i tre gironi di Serie C con grande interesse e per motivi diversi: il girone A perché l’ho vissuto in prima persona, il girone B indirettamente, ma ho un forte legame con presidenti e addetti ai lavori, e il girone C perché ci sono le nostre compagini siciliane. Vivo con passione anche la Serie D, specialmente il nostro girone meridionale, anche se sono troppe le differenze con i gironi del nord, in termini di investimenti”.
Parliamo di campo o extracampo?
“Non condivido la gestione dei club che mirano alla vittoria del campionato. Costi altissimi, esagerati. Negli ultimi anni, tra le altre cose, i club hanno dimostrato di fare di tutto per vincere il campionato di Serie D, per poi soffrire in Serie C. Sento voci di budget da brividi, mentre al nord il Bra o il Forlì hanno fatto autentici miracoli con budget inferiori a cinquecentomila euro. Credo che non ci sia nulla di razionale mentre le spese triplicano. Alcuni calciatori guadagnano cifre impensabili in Serie D, nemmeno paragonabili a quelli degli under di Serie C. Senza pensare a quanto accade ai club di Serie C di fascia alta, le classiche teste di serie”.
Parlando di calcio giocato, cosa ne pensa del campionato di Serie D?
“Credo che sia stato un campionato mediocre. Ha fatto benissimo l’Athletic Palermo ad affidarsi a un ottimo allenatore, Ferraro, che sa far giocare bene la sua squadra, rispetto ad altre squadre concepite male in un campionato modesto. Non vi è stata una vera ammazzacampionato. Doveva esserlo la Reggina, che ha fallito. Un club così importante, se rimane tre stagioni di seguito in Serie D, vuole dire che ha avuto dirigenti non all’altezza della situazione, a cui è mancata la capacità di portare la squadra alla vittoria. La Nuova Igea Virtus ha fatto bene sino alla penalizzazione e credo che il Savoia ne abbia saputo approfittare. Devo dire che anche la Nissa ha fatto un grande campionato a fronte di investimenti notevolissimi…. Adesso vediamo cosa succederà nei playoff anche se sappiamo bene che servono a poco”.
Oggi invece con quali occhi guarda al campionato di Eccellenza?
“Per vincere il campionato, negli ultimi anni le società hanno fatto ricorso ai professionisti dell’Eccellenza, ovvero coloro che ti garantiscono la vittoria finale. Vince il gruppo coeso, che fa più del singolo. Mi piacerebbe vedere vincere un allenatore giovane, con un gruppo giovane, magari senza costi esorbitanti. Quello sarebbe davvero affascinante. Invece il calcio al sud si è fossilizzato sui soliti noti, che hanno creato un circolo ristretto che fa salire le quotazioni dei vincenti”.
La Rosa: “Tornerei in prima linea ma con la mia visione di calcio sostenibile. In giro…”
Ma da più parti giunge voce di un suo desiderio di ricominciare a vivere il calcio in prima linea…
“L’intenzione c’è, bisogna vedere se posso esprimere alcuni concetti dopo le mie esperienze nei campionati professionistici o mettere in pratica la mia visione di fare calcio. Ribadisco: ci sono squadre di Serie D che vantano budget incredibili”.
Da cosa partirebbe?
“Da un calcio sostenibile, con organizzazione e programmazione. Tutti sappiamo che nel calcio non si guadagna, ma quantomeno bisogna lavorare per non fare debiti su debiti. Oggi anche le società di Serie B soffrono i bilanci, per cui bisogna essere in grado di sostenere i debiti. A lungo andare si rischia di lasciare tutto”.
Ecco perché i presidenti vanno via…
“Esistono pochi casi in cui un presidente è soddisfatto per ciò che fa e i casi di alcuni club siciliani tra Serie C e Serie D ne sono la dimostrazione. A un certo punto passa anche la famose passione di cui parlavamo. Oggi per essere massimo dirigente in un club, devi attenzionare molti fattori: economici, familiari, lavorativi e morali”.
Eppure di bei ricordi lei ne ha, e chissà che…
“A Novara la salvezza fu un vero miracolo. Sono orgoglioso, da presidente, per ciò che realizzammo: eravamo ultimi in classifica e ottenemmo uno score nel girone di ritorno da playoff. Ci salvammo grazie ai playout. Anche la promozione in Serie D con il Giarre fu straordinaria, così come la stagione a Trapani. Lasciammo a maggio ad Antonini: quella squadra vinse i playoff. Un percorso nel calcio intenso, non so se sia stata fortuna o altro… e chissà che domani…”.
Dalla salvezza di Novara ai sogni futuri: Marco La Rosa e la sua visione del calcio
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