Troppo facile parlare del Catania e del Palermo, che da sempre fanno un percorso a parte.  Ma di ciò che resta del calcio siciliano vogliamo parlarne?

I fallimenti dei club arrivano già nelle prime settimane di lavoro

Rosario Sortino giornalista

I fallimenti e le retrocessioni non arrivano al termine della stagione: iniziano già nelle prime settimane.
Chiaro, non tutte le società lavorano pensando di retrocedere. Ma alcune scelte, spesso azzardate, di club di Serie C, Serie D ed Eccellenza fanno riflettere, chiaramente con le dovute proporzioni. 

Si retrocede già alla prima riunione, quando attorno a un tavolo, tra dirigenti e presidenti, si parla di “ruoli” come etichette da esibire sui social, di sponsor e di budget più vicini al fantacalcio che alla realtà, senza una vera programmazione.

Per anni un uomo di calcio esperto come Pietro Lo Monaco, nel periodo migliore del Catania, ha ripetuto e ribadito il concetto delle cinque componenti. Un principio che non valeva solo per la Serie A, ma che ancora oggi racchiude il senso delle priorità che un club dovrebbe avere.

Si parte sempre con i migliori auspici e con le solite parole: progetto, giovani, tifosi, stadio. Poi, però, tutto si perde per strada, e spesso in poco tempo.

Succede quando i presidenti si affidano a persone che hanno passione, ma non le competenze per portare a termine una stagione. Oppure quando una stagione vincente porta entusiasmo ed esperienza, ma non costruisce basi solide. Ed è così che, dopo uno o due anni, molte società finiscono nel baratro: manca attenzione, manca lungimiranza.

Servirebbe, e in fretta, una rimodulazione complessiva: dalle iscrizioni (anche se non dipendono solo dai club) agli stipendi, dalla gestione dei budget, all’organizzazione interna. Serve una struttura capace di tutelare la società e, allo stesso tempo, di non far mancare nulla. 

Serve valorizzare i partner e curare con attenzione la comunicazione. E non tutti sono in grado di “dare valore”. 

Serve valorizzare i partner e curare con attenzione la comunicazione. E non tutti sono in grado di “dare valore”. 

Perché oggi il problema non è iniziare: è sapere dove si vuole arrivare. E, soprattutto, avere le competenze per farlo.

 

Calcio siciliano: si retrocede a luglio, non a maggio

 

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